Non si finisce col fracassarsi il naso in terra perché si scrive, ma al contrario si scrive perché ci si fracassa il naso e non resta più altro dove andare. (A. Cechov)

mercoledì 25 marzo 2015

Pasolini e il Nuovo Potere- Parte 1

Negli anni che vanno dal 1963, apice del cosiddetto "miracolo economico", e gli inizi degli anni ottanta, l'Italia è scossa da profondi mutamenti. Questa rivoluzione  vede cambiare gli italiani nel loro modo di vivere e lavorare, consumare e produrre, pensare e sognare. L'Italia apre le porte al Neocapitalismo. In questo clima Pasolini parla di un vero e proprio Nuovo Potere, un nuovo fascismo, ai più invisibile, nascosto tra le pieghe di un repentino e da tutti auspicato benessere.
Il Nuovo Potere di Pasolini è anch'esso un totalitarismo, come il vecchio potere clerico-fascista che lui ha ben conosciuto sotto Mussolini, ma l'autore non identifica questo potere solo dal punto di vista politico. È invece qualcosa che investe sopratutto il lato economico e sociale della società. Al contrario del vecchio fascismo, che aveva la faccia di un dittatore preciso, Mussolini, questo è un potere senza volto. «Scrivo "Potere" con la P maiuscola[...] solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere o chi lo rappresenti»[1]. È un potere da mille volti, uno dei quali viene rappresentato dall'autore in Petrolio attraverso il personaggio di Troya, ovvero il Cefis a capo dell'Eni dopo la morte di Mattei[2].
Il Nuovo Potere risiede infatti nella «totalizzazione stessa dei modelli industriali: come dire una sorta di conquista globale della mentalità tramite l'ossessione di produrre, di consumare, e vivere di conseguenza».[3]
Le sue caratteristiche sono l'abbandono del vecchio clelicarismo, la borghesizzazione forzata di contadini e sottoproletari, la scelta di attuare fino in fondo lo Sviluppo, trascurando però il Progresso. Distingue bene, Pasolini, questo rapporto senza equilibrio nei suoi scritti: coloro che spingono lo Sviluppo( questo Sviluppo in particolare, precisa, non lo sviluppo in generale) sono gli industriali, ovvero coloro che producono, la destra economica e non ideologica; gli operai, i contadini, gli intellettuali di sinistra vogliono invece il Progresso. Mentre lo Sviluppo produce beni superflui, il Progresso vorrebbe produrre solo beni necessari. «Il "progresso" è dunque una nozione ideale(sociale e politica: là dove lo "sviluppo" è un fatto pragmatico ed economico»[4]. Lo Sviluppo si è formato nel contesto dell'industrializzazione borghese.«Ma l'idea del possesso e della conservazione, su cui si fonda la condanna della borghesia, non sono una caratteristica del vecchio mondo padronale? Mentre il nuovo mondo non si cura tanto di possedere e di conservare quanto di produrre e di consumare? »[5], si chiede l'autore.
Le conseguenze  di questa particolare dissociazione tra Sviluppo e Progresso sono drammatiche. La civiltà dei consumi ha fatto sì che avvenisse una vera e propria mutazione antropologica. La perdita di valori, quali l'amicizia, la dignità, l'onore, la virilità, la fiducia, ha toccato la società ( e i giovani, sopratutto) nel proprio modo di essere. Basta guardare, dice Pasolini. Sul Corriere della sera pubblica un articolo[6] dove dichiara che il fascismo non è più il fascismo tradizionale. I giovani chiamati "fascisti" sono culturalmente, psicologicamente, somaticamente, identici ai loro coetanei. L'omologazione culturale ha fatto sì che sparissero le differenze tra popolo e borghesia, operai e sottoproletari. L'imitazione, il conformismo, genera dei veri e propri mostri. Il conformismo è proprio uno dei punti critici del pensiero pasoliniano sul Nuovo Potere.
Nel suo romanzo postumo, Petrolio, questo è particolarmente evidente nella Visione del Merda.[7] Ogni paragrafo della Visione rappresenta un mutamento sociale in atto, che si identifica nel Modello chiuso dentro al tabernacolo all'interno di veri e propri gironi infernali. Il Merda e la sua fidanzata , Cinzia, viaggiano attraverso le strade della capitale, abbracciati, in silenzio perché «tra loro tutto è stato detto, e per quanto riguarda gli altri, la loro presenza basta a dire tutto»[8]. In rilevo qui la mimesi dei giovani nel vestire o nel pettinarsi ( tema già affrontato sul Corriere della sera con "Contro i capelli lunghi"[9]). Il Nuovo Potere manipola i corpi, afferma, come Himmler o Hitler, ma nel modo peggiore: trasformandone la coscienza, istituendo i valori del consumo che sono falsi e alienanti. Questa mimesi risulta però goffa e, sopratutto, nevrotizzante perché il giovane non riesce a realizzare i modelli imposti. Il problema della nervosi si ripercuote poi su tutto.
Questo nuovo fascismo, quindi, impone dall'alto, e tutto ciò che viene imposto dall'alto è più forte di ciò che viene dal basso. Impone i modelli, la cultura. E, paradossalmente, anche la tolleranza. Ma è una falsa tolleranza, che in un certo senso viene venduta alla società dei consumi. È un permissivismo concesso dall'alto e quindi revocabile a comodo. Questo è ben evidente nel contestato articolo sull'aborto che vide molte femministe  sul piede di guerra. L'articolo[10] parla proprio di «una libertà sessuale "regalata" dal potere» che dà come risultato «una vera e propria generale nevrosi». Il Merda e la sua ragazza, in Petrolio, sono i simboli di questa coppia eterosessuale a cui vengono concessi molti più diritti che in passato, anche al di fuori della convenzione matrimoniale. Ma «tale coppia», scrive Pasolini,  «viene presentata come un modello ossessivamente obbligatorio, esattamente alla stregua, per esempio, della coppia consumatore-automobile»[11]. Il mostro consumistico è un mostro bifronte,creato dal binomio Ragione-Pragma. È una la divinità della borghesia, una divinità che impone dall'alto e esclude le minoranze(tra cui anche gli omosessuali) dalla grande e nevrotica abbuffata.
La corsa ai beni superflui,  una novità in una storia italiana fatta di pane e miseria, ha portato alla corruzione, alla «selvaggia distruzione di valori», al «deterioramento antropologico, ecologico, civile»[12]. La democratizzazione derivante da questo esteso consumo dei beni, prosegue, ha portato all'appiattimento generale.




[1] PIER PAOLO PASOLINI; "Il potere senza volto", Corriere della sera, 1974. Ora in Scritti corsari con il titolo "Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo", pp. 45-50
[2] PIER PAOLO PASOLINI; "Petrolio", pp. 103-117
[3] PIER PAOLO PASOLINI; "Il sogno del centauro", intervista a cura di J.Duflot, p. 152
[4] PIER PAOLO PASOLINI, "Sviluppo e progresso", Scritti corsari, pp. 175-178
[5] PIER PAOLO PASOLINI, Teorema, p.195
[6] PIER PAOLO PASOLINI; "Gli italiani non sono più quelli", Corriere della sera. Ora in Scritti corsari con il titolo "Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia", pp. 39-44
[7] PIER PAOLO PASOLINI, "Petrolio", pp. 344-414
[8] Ibid.
[9] PIER PAOLO PASOLINI. Ora in Scritti corsari con il titolo " Il «Discorso» dei capelli", pp. 5-11
[10] PIER PAOLO PASOLINI; "Sono contro l'aborto", Corriere della sera, 1975. Ora in Scritti corsari con il titolo"Il coito, l'aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti"
[11] PIER PAOLO PASOLINI, "Il carcere e la fraternità dell'amore omosessuale", Il Mondo. Ora in Scritti corsari, pp. 197-202
[12] PIER PAOLO PASOLINI; "Il processo", Corriere della sera. Ora in Lettere luterane, pp. 129-139





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