Non si finisce col fracassarsi il naso in terra perché si scrive, ma al contrario si scrive perché ci si fracassa il naso e non resta più altro dove andare. (A. Cechov)

venerdì 6 dicembre 2013

L'altra faccia di Coelho

Singolare uomo, Coelho. Mi ero fatta un giudizio su di lui leggendo i suoi libri, definendolo come un uomo pacato, dedito alla meditazione, magari praticata sul divano bianco del suo salotto che si affaccia sul mare. Non so da dove arrivino queste immagini. Probabilmente sono una somma di cliché.
Il fatto è che mi sono invece imbattuta per caso nella sua biografia. E ho scoperto cose interessanti. Ho scoperto l’altra faccia di Coelho.
Nato a Rio de Janeiro nel 1947 da una famiglia borghese, sin da subito rivelò un carattere avverso alle regole e propenso, invece, alle arti. Frequentò la scuola gesuita santo Ignacio, dove si scontrò con la durissima disciplina imposta. Il padre lo avrebbe visto bene come avvocato, ma non aveva fatto i conti con un figlio ribelle che, ben presto, entrò in contatto con una compagnia teatrale (al tempo il teatro era visto, da famiglie come quella di Paulo, un’attività immorale). Convinto di rimetterlo sulla retta via, decise di internarlo in un manicomio. Ma, dopo altri due internamenti e qualche seduta di elettrochoc, il ragazzo non si raddrizzò affatto: provò ogni tipo di droga, si dedicò scrupolosamente al sesso, sia con le donne che con gli uomini –una sua amica di New York affermò “Sono stata con tanti ragazzi, ma tu… wow! Tu sei il primo ad avere il cazzo quadrato!”-, provò come giornalista fu attivo politicamente come marxista (allora in Brasile regnava il regime militare di Artur da Costa e Silva) e, infine incontrò il cantante ribelle – e un po’ poeta- Raul Seixas.
Sulla vera o presunta amicizia tra i due c’è ancora qualche velo da scoprire, ma il dato di fatto inequivocabile è che collaborano a un progetto di svolta del rock brasiliano, incidendo diversi album di successo. E, soprattutto, fondarono la “Società alternativa”, un’organizzazione filosofico - politicizzata che  difendeva la libertà individuale, andava contro al capitalismo e praticava magia nera.
La Società si ispirava all’occultista Aleister Crowley (apparso, tra l’altro, nella famosa e controversa copertina di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles), il cui credo religioso era quello di Thelema, a cui si deve la fondazione confraternita O.T.O. e la redazione del suo libro sacro, Liber AL vel Legis, dove “ la Parola della legge è Thelema” e si proclama allegramente “Fa ciò che vuoi, e sarà tutta la Legge”.
Sembra che il giovane Paulo fosse proprio uno studente modello e studiò la Legge di Thelema con devozione, dichiarando che avrebbe certo aiutato la confraternita a diffondere i loro ideali e le loro idee.
E così fece: lui e Raul fecero uscire il “manifesto de Khing-hà”,  dichiarando che “la Società alternativa proseguirà il suo viaggio verso la costruzione di basi sociali votate alla civiltà Thelemaica”. Quindi in nome della libertà individuale… Il regime militare non gliela fece passare liscia. Cinque giorni più tardi vennero entrambi arrestati, insieme ad altri sovversivi, e rinchiusi in carcere.  Etichettato come “capo sovversivo”, fu tenuto in cella più a lungo del suo amico Raul e degli altri e, appena uscito, fu catturato per la strada e portato in un centro di tortura militare per vari giorni. Questa fu la svolta.
Da quel momento le notizie su Coelho si fanno più tradizionali: nel 1980 si sposa, poi inizia a pubblicare i suoi libri, esordendo nel 1987 con “Diario di un mago”.

Questo strano percorso mi fa alla fine comprendere da dove arriva quella che io ho sempre definito come filosofia spicciola, di cui i libri di Coelho sono intrisi. E sebbene resti ancora dell’opinione di Franzen in proposito -la buona narrativa è quella che si rifiuta di fornire facili soluzioni al conflitto, di dipingere le cose come bianche o nere, come buoni contro cattivi. Esattamente l'opposto della psicologia spicciola- , almeno adesso so che frasi come “il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni” o “il vero io è quello che sei tu, non quello che hanno fatto di te”, hanno una certa ragion d’essere tra le mani di Coelho. O perlomeno parla per esperienza personale.

                                              

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